La tela del ragno

Ieri, come faccio a volte quando ho voglia di staccare un po’ e rilassarmi, sono andato a fare un giro a Venezia; l’idea iniziale era quella di andare a visitare la bellissima chiesa dei Gesuiti a Cannaregio, ma la mia curiosità mi ha portato a esplorare le callette più nascoste, fino ad uscire di nuovo su Strada Nuova, proprio difronte la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’oro e mi son detto…perché no? Da qualche tempo la galleria, ospitata in uno dei palazzi più belli del capoluogo lagunare e con una collezione permanente veramente degna di nota, ospita una mostra dal fantastico titolo di: “Serenissime trame”. All’interno degli ambienti adibiti a mostra, una serie infinita di tappeti antichi sono esposti accanto a dipinti che sembrano riprenderne le fattezze. Anche io, allora, mi sono voluto inserire in questo filone e fortemente attratto dalla tematica ho deciso di affrontare e condividere questo tema dei manufatti tessili nell’arte in un articolo del blog.

 

Quelli che vi riporto sono due dei tanti fantastici tappeti esposti, nella fattispecie si tratta di motivi decorativi anatolici risalenti al XV secolo, ed è proprio da questo secolo che vuole partire la mia breve indagine, che a differenza di quella della collezione che si sofferma principalmente sui confronti con la pittura italiana, vuole mettere in relazione questi splendidi esempi di arte tessile, anche se non in modo diretto, con due esempi della pittura fiamminga del ‘400.

paele-2

La prima opera che propongo è la “Madonna del canonico Van der Paele” di Jan Van Eyck datata al 1436. Già in una datazione così bassa, possiamo riscontrare la maestria dei pittori fiamminghi nella rappresentazione del dettaglio, in fondo gli artisti nordici erano già famosi fin dal medioevo per la produzione di arazzi e tappetti e Jan non fa che riprodurre l’arte tessile del suo tempo, con la dovizia di particolari propria di chi, come lui, nasce ed è educato come miniatore. Se nella pittura gotica e tardo gotica italiana è il fondo dorato a dare ricchezza e sfarzo alla scena, per Jan Van Eyck basta usare il materiale di manifattura tessile, che sicuramente, vedeva attorno a se. I tappeti, le stoffe pregiate e i ricchi decori delle stesse, fanno da cornice alla figura centrale della Vergine assisa su un trono rivestito di un ricco tessuto verde, mentre sotto i suoi piedi e lungo i gradini corre il tappeto rosso con grandi decori. Degno di nota è anche il ricchissimo e concretamente pesante piviale del santo alla nostra sinistra.

Altro esempio molto interessante per guardare alla rappresentazione dell’arte tessile nella pittura fiamminga del XV secolo è il pannello centrale del “Matrimonio mistico di Santa Caterina” o “Trittico di San Giovanni” di Hans Memling datato al 1479.

Cattura.PNG

La composizione si manifesta abbastanza simile a quella di Jan Van Eyck, sebbene risulti più alleggerita e naturale. Memling ha una grande attenzione al dettaglio e la sua pittura è particolarmente ricca: si notino infatti i tessuti preziosissimi che si richiamano tra loro, come quello del trono della Vergine con quello dell’abito di Santa Caterina, ma anche il bellissimo tappeto ai piedi della Madonna con una divisione in grandi riquadri, a loro volta decorati con motivi geometrici e forme astratte, che si muovono sulle sfumature del rosso e del giallo. Sono proprio i tessuti, le loro trame e i loro colori a vivacizzare le scene nelle quali sono inseriti.

Un piccolo accenno, che potrebbe sembrare distante dal nostro discorso, ma lo è solo perché scavalca il secolo, va fatto agli “Arazzi sistini” o “Arazzi di Raffaello”. Si tratta di una serie di dieci arazzi realizzati partendo dai cartoni disegnati da Raffaello tra il 1515 e il 1516 e tessuti negli anni successivi a Bruxelles nella bottega di Pieter Van Aelst, un fiammingo appunto. Questo richiamo agli Arazzi di Raffaello è dovuto per far ben comprendere come non solo la produzione artistica locale (fiamminga) utilizzasse i topos della manifattura tessile della zona, ma come anche grandi pittori italiani, come Raffaello, lasciassero la realizzazione di arazzi, a partire da propri disegni, alla manifattura nordeuropea, che proprio tra il XV e il XVI secolo fece la sua fortuna a livello internazionale.

 

Spero che questo articolo e il tema in generale sia stato di vostro interesse. Di epoca precedente, ma riferito ad un argomento simile è l’articolo sull’Arazzo di Bayeux.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Articolo molto interessante e informativo, come sempre! 🙂

    Liked by 1 persona

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