Correggio e Parmigianino: la nascita della “maniera” tra Parma e Roma

Antonio Allegri, detto il Correggio (1489 – 1534) e Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503 – 1540) sono due tra i più grandi vanti della città di Parma, ma rappresentano anche l’inizio della nuova “maniera” di fare arte pittorica, che pur fondando le proprie radici nell’esperienza rinascimentale, ne muta le forme e i colori, realizzando un nuovo linguaggio espressivo che finirà per rappresentare la fine del Rinascimento medesimo e la nascita del Manierismo.

La prima formazione e opera di Correggio si sviluppa entro confini maggiormente rinascimentali e lombardi, che sembrano riprendere i lavori mantovani del Mantegna, come anche quelli milanesi di Leonardo da Vinci per la “Sala d’asse” del Castello Sforzesco. Il pittore parmigiano, nella sua città natale, sviluppa nel 1519 un interessante ciclo di affreschi nella “Camera della Badessa”.

camera-di-san-paolo.jpg o camera della badessa

Questo grande soffitto affrescato riferisce di un attaccamento ancora molto tradizionale del Correggio a riferimenti quali ad esempio la “Camera degli sposi” di Mantova, realizzata da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474, ma anche, come già si è ricordato, lo splendido pergolato, che Leonardo da Vinci aveva realizzato nella residenza ducale di Milano nel 1498. Correggio è più anziano di Parmigianino e quest’ultimo ne seguirà inizialmente le orme, ma ponendosi in un rapporto di uguaglianza qualitativa, che denota la precocità del più giovane artista; un esempio di tale relazione, direttamente assimilabile agli affreschi correggiani per la “Camera della Badessa” sono gli affreschi per la Rocca di Fontanellato, che Parmigianino esegue intorno al 1524.

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Entrambi questi straordinari artefici della “nuova” arte, si allontaneranno per un certo periodo dai loro luoghi d’origine per trasferirsi a Roma, dove avranno esperienze diverse, ma complementari, che li porteranno ad avere una visione meno idealizzata dell’arte a loro contemporanea, dove tutto sarà maggiormente riferibile alle forme e ai cromatismi. A roma il Correggio incontra, seppur indirettamente, il Michelangelo sistino e da questi trae importanti insegnamenti sulla forma delle sue figure e sulla loro rappresentazione spaziale, che si fa più ariosa, con meno fronzoli e contemporaneamente più vigorosa. Da questo “incontro” nascono capolavori assoluti della storia dell’arte italiana come la cupola di San Giovanni a Parma e la cupola del duomo di Parma.

 

In questi due splendidi affreschi a soffitto, Correggio riprende la vista da sotto in su propria di Michelangelo; dona nuovo vigore e forza espressiva ai suoi personaggi. Inoltre, il pittore più vecchio dipinge, come ci ricorda enfaticamente Flavio Caroli, la consistenza inconsistente (scusate l’ossimoro, ma non saprei come meglio definire la cosa) dell’aria che circonda le figure; esse sono immerse in un’atmosfera reale e gassosa, che le avvolge, le eleva e non le offusca. Il senso del reale è esaltato, ma non basta e l’eccessiva modernità del nostro pittore non verrà apprezzata e lo costringerà, infamato, a ritirarsi nella sua nativa Correggio, dove però continuerà a sviluppare la pittura dell’aria in un dipinto dove la nube gassosa si fa forma e genera essa stessa un personaggio: “Giove e io”.

Parmigianino, dal canto suo, arriva a Roma nel 1524 quando già Raffaello è morto da quattro anni. La sua carriera nella capitale pontificia sembra prospera, anche se a causa della calata dei Lanzichenecchi, egli sarà costretto a tornare a Parma già nel 1527. Nei brevi anni romani, il giovane artista sviluppa doti eccezionali, che lo renderanno agli occhi di tutti il nuovo Raffaello, che egli tiene sempre presente, soprattutto a riguardo degli affreschi delle Stanze e della loggia vaticane. Sempre a Roma, Parmigianino fa raccolta di una serie di saperi diversi, che derivano da tradizioni pittoriche varie: un esempio interessante di questo è il bel disegno dello “Sposalizio della Vergine”, che realizza su diretta ispirazione di un’opera di Rosso Fiorentino, anche lui a Roma in quegli anni, e che presta all’incisione di Jacopo Caraglio.

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Già da questi esempi si comincia a intravedere la nuova “maniera” su cui si base tutto il nostro ragionamento. Le figure riprendono la grazia figurativa di Raffaello, ma non le proporzioni che si fanno più allungate e svettanti; tutto è dominato da un senso di elevazione continua, suggerito anche dalle architetture di fondo e dalla scanzione su diversi piani prospettici, quest’ultimo espediente già realizzato nella “Scuola di Atene” di Raffaello.

L’arte manierista del Parmigianino, ancora più che del Correggio, il quale si blocca alle porte della stessa, parla di virtuosismo e non più di regolarità e proporzione; anche se mantiene sempre un grazia tendente a Raffaello, la sontuosità e l’artificio pittorico, sfondano il reale e diventano fantasia e creatività, ricchezza e stupore. Partendo da questo assunto, una volta tornato a Parma, il Parmigianino è impegnato nella realizzazione dell’arcone della chiesa della Steccata.

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L’opera, realizzata tra il 1531 e il 1539, si pone in relazione e contrapposizione all’ariosità del Correggio nei suoi affreschi per San Giovanni e per il duomo di Parma, tutto si presenta appesantito e per certi versi sproporzionato, per quanto la grazia sembri non abbandonare il pennello del Parmigianino. La profusione d’oro e di marmi formano un’opera ricca e ed elegante, che si perde nel riflesso di se stessa, legandosi poco armoniosamente al resto della struttura. Se Correggio utilizza l’architettura a suo favore (ad esempio le cupole), Parmigianino la fonde, insieme alla scultura, con la pittura e forma un impasto unico ed inscindibile che da una parte confonde, ma dall’altra stupisce l’occhio.

Spero che questo articolo sia stato di vostro interesse. Qualora foste interessati ad altri splendidi virtuosismi pittorici del Parmigiano, ricordate che ne abbiamo parlato già su Artèpassione nell’articolo “Specchio Convesso”.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

 

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3 Comments Add yours

  1. wwayne ha detto:

    Da quello che scrivi mi sento di consigliarti questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2014/02/16/capolavoro/. Per noi amanti dell’arte è davvero imperdibile. L’hai già visto?

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    1. angelobartuccio ha detto:

      No, non l’ho mai visto, ma seguirò certamente il tuo consiglio. Spero che l’articolo ti sia piaciuto e grazie per seguirmi.

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      1. wwayne ha detto:

        Mi è piaciuto al punto che ho deciso di iscrivermi al tuo blog. Grazie per la risposta! 🙂

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