Rosso Bayeux

L’arazzo di Bayeux è uno dei tesori artistici più grandi e meglio conservati della storia dell’arte tessile medievale. Conservato nel nord della Francia, nella cittadina di Bayeux da cui prende il nome, si presenta agli occhi dei visitatori come un’enorme tessuto lungo quasi settanta metri e riccamente decorato con le immagini del racconto della conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni. Oltre alla storia della conquista, il cui filo rosso è rintracciabile perfettamente seguendo l’andamento del tessuto, vi è un’altra storia, quella iconografica, suggerita da una serie infinita di piccoli dettagli, i cui segreti se erano in passato ben noti a chi osservava l’opera, si sono ora in parte persi e sono difficilmente rintracciabili.

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I colori utilizzati nella tessitura dell’arazzo derivano da otto filature di lana colorate, escludendo il tessuto di fondo bianco, che però non resta solo un retro figura, ma interagisce con le stesse;  infatti, il bianco compare come colore principale nelle raffigurazioni della testa, delle mani, delle gambe e dei piedi, quest’ultimi quando nudi, dei personaggi rappresentati come riempimento interno a un contorno tessuto di vari colori. Anche i cavalli presentano una colorazione particolare e cangiante: verde, blu, giallo e rosso. Il tema che ho intenzione di affrontare riguarda, appunto, questi contorni, in maniera particolare per quanto riguarda le mani le cui differenti colorazioni appaiono evidenti in misura maggiore rispetto alle altre parti del corpo. Nell’arazzo, infatti, si rende evidente come le mani dei personaggi rappresentati, indipendentemente dal loro ruolo nella narrazione, abbiano colori di contorno diversificati tra loro; questa differenza non si percepisce solo da una figura all’altra, ma interessa anche i singoli personaggi, che spesso presentano una mano di un colore e l’altra di un altro colore. Tra gli otto colori proposti dai fili di lana utilizzati per realizzare l’arazzo, le mani delle figure si presentano sempre con contorni o neri o rossi.

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Michael Pastoreau nel suo testo “Il piccolo libro dei colori” tratta molto bene la simbologia dei colori, con grande rilievo al rosso, che nel nostro caso rappresenta il dato più particolare, dal momento che un contorno sul nero ce lo si può aspettare senza troppe spiegazioni. Il rosso acquisisce un significato molto importante, che passa attraverso due mondi oggi molto distinti, ma che nel passato e nel Medioevo particolarmente, erano molto vicini e interdipendenti: la religione e le azioni militari. Entrambe queste due essenze, come è facilmente intuibile, interessano in modo pregnante la trattazione storica e artistica dell’arazzo di Bayeux. Il rosso, come spiega bene Pastoreau, aveva e ha ancora oggi una valenza ambivalente, che nasce dai collegamenti iconografici più vicini a tale colore: il sangue e il fuoco, due elementi a loro volta dalla forte ambivalenza tra significati positivi e negativi. Una teoria interessante, riferita ancora una volta da Pastoreau, riguarda il rosso come colore importante dei poemi cavallereschi dove è usato nella descrizione di particolari atti di eroismo; in questo modo il rosso sarebbe maggiormente riconducibile alla trattazione storica riferita dall’arazzo di Bayeux, che seppur reale non si discosta molto dalle verosimili avventure dei poemi cavallereschi, come la “Chanson de Roland”.

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Un’altra teoria, che ritengo possa essere interessante per spiegare il perché del colore rosso nell’arazzo di Bayeux e soprattutto nella decorazione delle mani, credo possa essere quel collegamento con la retorica medievale che si sviluppa in Europa nel periodo d’esecuzione probabile dell’arazzo (tra XI e XII secolo), soprattutto a partire dalla figura di Alberico da Montecassino, monaco benedettino, grammatico e retore vissuto tra il 1030 e il 1105 circa. Con Alberico sembra svilupparsi l’arte della retorica, che prevedeva i concetti e i punti fondamentali dei testi colorati in rosso. Questo sistema applicato dalla retorica ai testi miniati, esce ben presto dalle biblioteche dei monasteri e si sviluppa anche negli apparati artistici tra l’XI e il XII, ne è un esempio la didascalia che accompagna la figura di San Clemente nel mosaico absidale dell’omonima chiesa romana, o l’aureola del S. Ambrogio nel medesimo mosaico.

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Partendo da questa teorizzazione, in un mio recente studio ho realizzato le seguenti teorie, che a mio parere spiegano bene l’iconografia del colore rosso nell’arazzo di Bayeux. La prima ipotesi è spiegabile partendo dal primo episodio dell’arazzo, quello che vede re Edoardo in trono nel suo palazzo. Il re è rappresentato con le due mani di due colori differenti, la destra nera e la sinistra rossa; la mano nera è disimpegnata ed è usata dal re per enfatizzare con un gesto le sue parole ai suoi ascoltatori; nella mano rossa, il sovrano, reca lo scettro. Si potrebbe quindi ipotizzare come la mano rossa evidenzi il punto in cui si concentra il potere, la sua legittimazione o il suo simbolo: lo scettro appunto. La seconda ipotesi si allontana leggermente dall’iconografia delle mani comprendendola in un discorso più generale, infatti, riguarda il contorno dei personaggi. Come ho già avuto modo di evidenziare parlando del vescovo, di Guglielmo o di Aroldo, il filo di lana rosso è utilizzato dai tessitori di Bayeux puntualmente per ogni personaggio importante e di rilievo nella narrazione della storia della conquista. L’ipotesi è quella che il rosso, non solo attraverso le mani, che sarebbero forse solo il tratto più evidente, tenda a evidenziare l’intera figura, al fine di renderla riconoscibile e, per certi versi, gerarchicamente superiore alle altre.

Il mondo dell’arazzo di Bayeux è ancora oggi tutto da scoprire, al fine di averne una lettura quanto più vicina all’idea con la quale fu tessuto nell’XI secolo. Spero che questo mio studio sia stato di vostro interesse e vi abbia avvicinato a un’opera chiave per capire la cultura medievale europea.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

 

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