Passeggiata verso San Francesco della vigna: uno scrigno ai limiti della città

Storicamente gli insediamenti francescani nelle città si trovavano ai margini del centro abitato, più vicini alle fette di popolazione povera, oltre che in una posizione più dimessa. Questa peculiarità si realizza anche in un ambiente confinato com’è quello di Venezia, dove fuori dal grande centro cittadino, ma parallelo ad esso, sul terreno dove anticamente sorgeva un vigneto, la comunità francescana si stabilisce. Le chiese francescane, nonostante la povertà e l’umiltà predicata dall’ordine, si manifestano nella maggior parte dei contesti urbani come gli edifici più splendidi e ricchi di opere d’arte e San Francesco della vigna a Venezia non fa eccezione.

Arrivare alla chiesa di San Francesco della vigna nel sestiere di Castello a Venezia è un impresa non di poco conto per chi vi si reca a piedi dalla stazione di S. Lucia, ma la fatica del cammino viene ampiamente ripagata dalla bellezza del sito. Il primo tratto di strada interessa la grande via commerciale, che senza eccessiva distinzione di parti chiameremo in toto “Strada nuova”. Arrivati in campo S. Apostoli, dove segnalo la bella omonima basilica al cui interno si trova la splendida cappella Corner, la strada si fa un po’più tortuosa entrando in un dedalo di piccole calli e campielli. Uno di questi campi è quello di Santa Maria Nova dove si trova quell’interessante negozio di stampe e riproduzioni artistiche di cui parlavo nell’articolo “Cartoline dall’arte” e da cui si scorge l’abside della bellissima chiesa di S. Maria dei Miracoli con i suoi prospetti marmorei.

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Continuando, poco dopo, uscendo da una stretta calletta e superando un ponticello, si apre davanti a nostri occhi uno dei campi più belli di Venezia: “Campo San Giovanni e Paolo” con l’omonima e maestosa basilica, utilizzata nel tempo come mausoleo principale dei Dogi, e la Scuola grande di San Marco, anch’essa con un meraviglioso prospetto marmoreo, che tradisce la destinazione d’uso ad ospedale civile che ha oggi.

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Camminando oltre la basilica e infine tenendola alle spalle, ci si rimette in marcia in una calle un po’ più larga, ma molto più vuota delle attività e del traffico di “Strada nuova”, stiamo entrando in una delle parti più veraci di Venezia, una di quelle zone dove i bambini giocano a pallone nei campielli e le vecchiette chiacchierano tra loro con la spesa negli immancabili carrellini, tanto utili in una città con decine di ponti. Dopo poca strada, superato l’ennesimo ponte, ci si imbatte in qualcosa di inaspettato, una chiesa, quella di Santa Giustina con una bella facciata di Baldassare Longhena, che dopo la sconsacrazione nel 1810 subì varie trasformazioni fino a diventare sede di un liceo scientifico, che credo ora sia stabilito in locali più idonei nelle vicinanze.

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Non manca molto, basta andare alle spalle dell’ex chiesa e poi a destra e tutto dritto; io ho sbagliato strada e ho fatto un giro un po’più lungo, ma mi sono accorto di questa variante tornando indietro. Già appena intraprenderete calle San Francesco in lontananza noterete la ricca ed imponente facciata della chiesa di San Francesco della vigna, capolavoro maturo di Andre Palladio (1564).

La costruzione della chiesa nuova, che avrebbe dovuto sostituire la più antica, piccola e decadente, in realtà, comincia circa trenta anni prima di quella della facciata, secondo il progetto di Jacopo Sansovino e per interessamento del Doge Andrea Gritti, sepolto all’interno della chiesa in un bel monumento di mano di Palladio e Samozzi. L’interno dell’edificio sacro ha delle forme puramente rinascimentali, dallo stile puro e pulito dello stesso autore della Libreria Marciana, della Zecca e delle Procuratie nuove. Venezia nel ‘500 è il tripudio dell’arte, inoltre, è un periodo di ripresa economica di molte famiglie nobili, dopo gli anni oscuri seguiti alla Battaglia di Agnadello, che aveva portato a una temporanea disfatta della potenza veneziana nell’aria del nord-est d’Italia. La costruzione di un nuovo edificio religioso, porta numerose famiglie a commissionare ai migliori artisti del tempo, e ce ne sono veramente tanti, numerose opere. Questa grande committenza artistica restituisce, oggi ai nostri occhi, uno scrigno d’arte di alta qualità.Nave_of_San_Francesco_della_Vigna_(Venice).jpg

Entrando nella chiesa si è travolti dall’ampiezza dell’ambiente, che però non ci sovrasta, ma si manifesta accogliente. La prima cappella a sinistra, voluta dalla famiglia Grimani, vede al suo interno un opera di Federico Zuccari, primo direttore dell'”Accademia di San Luca” a Roma e abile pittore dell’Italia centrale, che trova spazio in questo caso anche a Venezia. La seconda cappella, sempre sulla sinistra, presenta una bella cupoletta dove i pennacchi, elemento di raccordo tra la cupola e la struttura sottostante, sono dipinti con uno splendido monocromo su fondo dorato di Giambattista Tiepolo e rappresentano i Quattro Evangelisti. La cappella seguente ha sull’altare maggiore una bella pala d’altare di Paolo Caliari, detto il Veronese rappresenta “La Sacra Famiglia con S. Caterina e S. Antonio Abate”, purtroppo scarsamente illuminata, mostra vista da vicino la propria qualità pittorica e quel senso di grandiosa maestosità e di sublime che le figure del Veronese sanno trasmettere. Del Caliari è anche un’altra pala della chiesa di San Francesco della Vigna, quella rappresentante il “Cristo risorto” dove si manifesta una bellissima qualità luministica che fa spiccare l’opera, nonostante questa sia posta all’osservatore in controluce, perché affiancata da due finestre. Nel transetto destro troviamo una grande e bella pala di Antonio da Negroponte del 1450 rappresentante la “Madonna in trono col bambino”, di cui è possibile ammirare la straordinaria ricchezza di particolari dipinti. L’abside destro prende il nome di Cappella di S. Girolamo o Cappella Giustiniani, all’interno è un tripudio di marmi con tre ancone marmoree (due ai lati e una centrale) realizzate da Pietro e Tullio Lombardo sul finire del XV secolo.

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Dal transetto sinistro una porticina scricchiolante conduce alla zona attigua al convento francescano e lì, in una piccola cappellina, si trova un quadretto di Giovanni Bellini rappresentante una “Sacra conversazione con committente”. Il quadretto di ridotte dimensioni è stato da poco riportato in auge grazie a una bella illuminazione artistica, che per qualche minuto ce ne fa apprezzare la grazia e la perfezione. Molto interessanti sono il particolare paesaggistico e quelli delle figure, come il cartiglio che tiene in mano il San Giovanni Battista.

Accanto alla chiesa si apre, inoltre, lo splendido chiostro. Esso è una piccola oasi di pace con alberi e un porticato largo e basso sul cui pavimento sono una serie sconfinata di lastre tombali, a testimonianza di come la marginalità geografica della chiesa non fosse uguale alla marginalità sociale.

Spero che questa passeggiata vi abbia fatto gustare una parte di Venezia forse poco conosciuta, ma che proprio per questo mantiene un fascino antico e vero.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

 

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