Domenico Campagnola: un giovane artista tra i grandi del suo tempo

In quest’ultimo periodo, per motivi di studio e ricerca, mi sono molto avvicinato alla figura di uno degli artisti più poliedrici, ma altrettanto dimenticato tra gli altri grandi nomi, come quelli di Giorgione o Tiziano, del ‘500 veneziano: sto parlando di Domenico Campagnola

Domenico nasce a Venezia intorno al 1500 da famiglia di origine tedesca, ma già in tenerissima età viene affidato come garzone alla bottega di Giulio Campagnola, un uomo che oltre ad essere suo maestro, diverrà suo tutore e padre putativo, tanto che Domenico ne assumerà il cognome. Giulio non starà vicino a Domenico per molto tempo, perché già intorno al 1516, non si sa bene se a causa della morte del primo o perché Giulio prende l’ordine sacerdotale, i due non vivono più sotto lo stesso tetto. Seguendo Giulio, Domenico si inserisce in ambiti artistici fuori dalla natia Venezia, tenendosi vicino a Tiziano che nel 1511 lavora agli affreschi della scuola del Santo a Padova. Domenico lavorerà per tutta la sua vita a stretto contatto con i due grandi maestri veneziani del XVI secolo: Giorgione e Tiziano, i quali ritorneranno anche nelle sue opere più tarde e personalizzate. Morirà a Padova nel 1564.

L’attività artistica di Domenico Campagnola inizia, come si sarà intuito, alla bottega di Giulio Campagnola, dove collabora con il maestro alla realizzazione di opere o al completamento di alcune, fino a includerne il ricordo nelle sue prime opere a incisione nel 1517, come ad esempio nella “Venere”. Giulio si pone come un ponte tra Domenico e Giorgione; il nostro coglie da quest’ultimo la particolare attenzione al dettaglio e alla resa cromatica, che aveva fatto del maestro di Castelfranco un grande pittore tonale. Giulio insegna a Domenico a trasmigrare le emozioni cromatiche di Giorgione nell’incisione, attraverso la tecnica del puntinato, che però il giovane Campagnola abbandona in fretta dopo le prime sperimentazioni, interessato a seguire Giorgione più nell’arte del dettaglio, che in quella dei cromatismi. Numerose sono le opere di Domenico che riprendono temi e tecniche giorgionesce. In generale la sua produzione di ispirazione a Giorgione è distinguibile in tre filoni principali: il primo è quello di iniziazione al giorgionismo per mano di Giulio Campagnola; il secondo arriva con una resa originale e personalizzata che Domenico fa del pittore di Castelfranco e il terzo è il superamento di quest’ultimo in modo sfumato, verso una tensione tizianesca. Di seguito propongo una serie di lavori in sequenza secondo l’ordine dei tre filoni. Nel “Giovane uomo e vecchio guerriero” si noi anche come Domenico riprende in modo interessante la ritrattistica di Giorgione delle “Tre età dell’uomo”.

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Altro punto di riferimento al giovane Domenico Campagnola è Tiziano. Come dicevamo in apertura, il giovane Campagnola incontra per la prima volta il cadorino (Tiziano è nato a Pieve di Cadore, da qui il suo soprannome) mentre quest’ultimo lavora agli affreschi della Scuola del Santo a Padova e ne rimane molto colpito, tanto da ispirarsene per la produzione di alcuni disegni.

Tiziano serve a Domenico per uscire fuori dal giorgionismo verso cui era stato guidato dal padre, di certo un buon punto di riferimento che però, con l’andare degli anni, diventa troppo antiquato e bisognoso di essere sostituito. Il distacco da Giorgione non è immediato e passa dall’osservazione che Domenico fa di alcuni lavori realizzati congiuntamente dal maestro di Castelfranco e da Tiziano, come il celeberrimo “Concerto campestre”.

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Domenico passa definitivamente all’arte di Tiziano poco prima di iniziare la sua attività incisoria nel 1517. Punto di riferimento artistico fondamentale alla formazione artistica di Domenico è l’ “Assunta dei Frari” che Tiziano dipinge tra il 1516 e il 1518 e della quale Domenico realizza dei disegni di spunto e infine un bulino nel 1517.

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Il disegno di Domenico a contatto con Tiziano cambia notevolmente e passa dalla vecchia precisione e attenzione al dettaglio, a un disegno più veloce, movimentato e poco dettagliato. Quello di Domenico è un disegno che traccia bene le figure e poi le anima facendole danzare nello spazio, che finiscono per conquistare; nell’incisione tutta l’idea di movimento presente nel disegno si spezza e la composizione appare un po’ più fissata.

Tra il 1517 e il 1518 Domenico Campagnola, appena diciassettenne, lavora a una serie di tredici incisioni a bulino e a xilografia, sulle quali preferisco non soffermarmi al momento per non allungare troppo questo articolo, preferendo parlarne in un altro momento in modo monografico e approfondito.

Interessante è trattare di Domenico come di artista affermato, infatti ciò che abbiamo visto fin ora riguarda l’attività artistica di formazione di un ragazzo tra i dieci e i vent’anni. Il giovane Campagnola durante la sua vita sembra non riesca mai a scollarsi con prese di posizioni originali e personalizzate, rispetto all’arte dei suoi maestri. Sarà per tutta la vita un pittore estremamente localizzato a Padova e nel territorio euganeo, affresca ad esempio l’abside dell’abbazia di Praglia; inoltre, la sua pittura si manterrà sempre estremamente vicina al modello tizianesco. Come artista, Domenico, eccelle principalmente nel disegno e nell’incisione, arti grafiche che praticherà anche in età adulta. Sarà un ottimo paesaggista, reaizzando grandi, ariose e ampie vedute di paesaggio con personaggi, sia a disegno che ad incisione, ma per sua sfortuna la critica assegnerà, almeno fino al XVIII, quando fu riscoperto dal francese Mariette, tutte le sue opere al più famoso Tiziano, realizzando così il senso del nostro titolo: l’artista tra i grandi del passato, da cui alla fine è stato fortemente oscurato. Ad oggi la storiografia su Domenico Campagnola ha visto qualche passo in avanti con alcuni articoli o l’attribuzione al nostro dei disegni del codice marciano, ma spesso egli si ritrova inserito, ancora, in opere su Giorgione o su Tiziano, nelle quali riesce ugualmente a spiccare per le sue doti di assoluta qualità. Di seguito, a conclusione di questo articolo, vi offro una serie di opere del Domenico post 1520.

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