Arte da wunderkammer

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Chiamate in italiano: camere delle meraviglie, le Wunderkammer si diffondono nell’Europa dei primi anni del ‘500 e sono presenti fino al XVIII secolo. Esse fanno parte del più vasto mondo del collezionismo e nascono dalle esperienze precedenti, che affondano le loro radici nel Medioevo, degli studioli: stanze private, solitamente appartenenti a importanti personaggi, dove essi secondo l’ideale classico dell’otium, potevano ritirarsi per immergersi nello studio, coadiuvandosi con una serie di materiali di varia tipologia a loro disposizione. Un esempio di come appare uno studiolo quattrocentesco, ci è offerto dal bellissimo dipinto di Vittore Carpaccio: “S.Agostino nello studio” del 1502. Alle spalle del santo si notano infatti aree di studio con libri e vari oggetti legati sia alle lettere, che alle scienze.

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La Wunderkammer si manifesta come diretta derivazione dallo studiolo, ma ne modifica il significato personale e sociale del proprietario. Essa diventa un luogo di collezione e di prestigio per colui che possiede i mirabilia. Per mirabilia si intendono tutte quelle cose che sono rappresentazione sia della natura (naturalia), sia dello scibile umano (artificialia). Le wunderkammer sono quindi luoghi di raccolta di una serie eterogenea di oggetti, al loro interno si possono, quindi, trovare: fossili, pietre preziose, animali esotici impagliati, armi, libri, reperti archeologici e molto altro ancora. La wunderkammer rappresenta una vera e propria moda del suo tempo; ne avevano una anche i grandi regnanti, tra cui l’imperatore Rodolfo II.

Cero, è facile intuire come non a tutti fosse concesso di possedere oggetti per avere una camera delle meraviglie degna di questo nome, non fosse altro che per un motivo economico o di reperibilità dei mirabilia. A seguito di questo fatto, accanto alla moda della wunderkammer si sviluppa già a partire dalla fine del ‘400, una commissione artistica del tutto particolare: agli artisti è chiesto di riprodurre fedelmente alcune opere da inserire nella wunderkammer, perché in mancanza dell’originale, era ugualmente importante averne una sua rappresentazione. Uno dei primi esempi di questo genere di commissioni è il “Dromedario” di Pisanello realizzato intorno agli anni trenta del ‘400 e lo stesso soggetto fu ripreso da Hendrick Goltius sul finire del secolo successivo.

Come si nota dalla dovizia di particolari, la rappresentazione, in questo caso di un animale esotico, doveva essere quanto più fedele all’originale: si nota quindi, in Pisanello, un pelo folto e morbido, le articolazioni delle zampe ben realizzate, come anche gli zoccoli. In Goltius, il colore rende ancora meglio, insieme alla vista di profilo, le caratteristiche fisiche dell’animale.

Tra questi artisti a cui sono commissionate immagini per wunderkammer c’è qualcuno che ne ha fatto, almeno per una parte della sua vita a Venezia, un lavoro specifico: si tratta di Jacopo Ligozzi, il quale a Venezia lavora per una bottega di produzioni per wunderkammer. Egli è molto bravo e attento alla realizzazione estremamente naturalistica e realistica dei suoi soggetti e per questo è  indicato da Ulisse Aldrovandi, possessore di una wunderkammer di naturalia a Bologna, al Granduca di Toscana, perché realizzi per quest’ultimo dei disegni per la propria camera delle meraviglie.

 

Ligozzi realizza queste splendidi disegni colorati con una precisione maniacale; il risultato sono figure estremamente realistiche, con una moltitudine di particolari, rappresentati con precisione. I colori, poi, offrono una resa assolutamente naturalistica. Come si vede da questi disegni, l’interesse ai naturalia non era rivolto solo al mondo animale, ma anche a quello vegetale, che otteneva il medesimo trattamento di rappresentazione.

Come già si è visto in Ligozzi nei “Serpenti”, spesso le immagini sono corredate di una descrizione, perché abbiano, anche, un valore didascalico ed educativo. La stessa cosa era già stata realizzata nei primi anni del ‘500 da Albrecht Durer con le sue rappresentazioni di un rinoceronte e di un tricheco, entrambi completi di brevi descrizioni su animali che difficilmente l’Europa, soprattutto quella mediterranea, aveva avuto modo di vedere e che comincia a conoscere grazie alle nuove colonizzazioni.

Trovo questo tema particolarmente interessante, perché permette di usare l’arte per dare uno sguardo affondo alla realtà sociale di un dato periodo, su un aspetto molto particolare del collezionismo.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

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