Il caso della riqualificazione del Fondaco dei Tedeschi di Venezia

Chi ama l’arte, non può allontanarsi dalle dinamiche della quotidianità che riguardano l’utilizzo del patrimonio artistico al giorno d’oggi. Siamo in un mondo che sembra aver dimenticato il proprio passato o, ancora peggio, lo svende al miglior offerente, perché ritenuto inutile. A mio parere è ciò che è accaduto al Fondaco dei Tedeschi di Venezia, venduto al business spietato e alla globalizzazione spietata, che ha finito per far soccombere le glorie del nostro passato storico e artistico alle nuove, e indubbiamente meno gloriose, logiche di mercato moderne.

800px-fondaco_dei_tedeschi_2012-05-13Mi sembra utile offrire una piccola spiegazione di fondo sulla storia di questo monumento veneziano, posto proprio accanto al celeberrimo “Ponte di Rialto”. Il fondaco dei Tedeschi fondato già nel XIII secolo, veniva usato dai mercanti di nazionalità tedesca come magazzino commerciale a Venezia. Il commercio ha sempre rappresentato una fonte di ricchezza e il fondaco venne, con questa ricchezza, ricostruito dopo l’incendio, che portò alla distruzione dell’edificio precedente, nel 1505. La ricostruzione comportò, anche, ad abbellire la nuovo struttura e ciò fu realizzato da pittori del calibro di Giorgione e Tiziano, che affrescarono le pareti esterne; i dipinti oggi sono per la maggior parte andati persi e alcuni staccati e conservati nei musei di Venezia. Dopo un periodo di abbandono, il Fondaco è stato ripreso e restaurato per volontà del gruppo Benetton a partire dal 2008…azione ammirevole? Forse no.

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Dopo i restauri degli ultimi anni, il vecchio Fondaco è diventato ciò di cui Venezia non aveva bisogno: l’ennesimo amo per turisti, un grande centro commerciale di lusso. Aperto già da qualche tempo, mi ero rifiutato di visitarlo, nonostante la splendida terrazza all’ultimo piano, perché sconcertato dalla nuova destinazione di tale edificio storico, ma ieri in compagnia di alcuni amici e fortemente incuriosito, ho deciso di entrare a dare un’occhiata. Mi preme specificare come io non sia contro il riutilizzo di vecchie opere, anzi una riqualificazione consapevole e coerente con l’arte e la storia del luogo, ha permesso in molti casi di salvare il bene e di proteggerlo dall’incuria. Qui al Fondaco, la coerenza storico/artistica non è stata minimamente rispettata; l’antico palazzo sul Canal grande è diventata una vetrina del lusso per i turisti giapponesi che più che invadere, ormai infestano la città. Lo spazio riqualificato è di una falsità artistica senza paragoni, orientato solo al business del lusso. Inoltre, sembra di stare in un altro paese, ma siamo a Venezia, perla d’Italia, dove tutte le indicazioni sono scritte prima in Giapponese, poi in Inglese e, forse alla fine, in Italiano. A mio modesto parere, torno a dire, Venezia non aveva bisogno di questo. Mi dispiace ammetterlo, ma la città di Venezia versa sempre più in uno stato di disneyalizzazione, dove tutto è fatto a misura e per il turista, dove tutto diventa via via sempre più finto, una città senza un’anima da mostrare, ma con una malinconica gloria sempre più deturpata.

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