Invito a cana

Si sa, l’Italia è la patria dei buongustai e anche la storia dell’arte italiana non si esime dalla rappresentazione di grandi e famose cene; quelle di cui parleremo oggi, famose soprattutto per essere di tema sacro, ma come vedremo comprendono una varietà di figure, che vivacizzano l’atmosfera. Qualcuno avrà già capito di chi stiamo parlando: di Paolo Veronese e dei suoi splendidi banchetti.

Il primo dipinto che andiamo ad analizzare è il celeberrimo quadro rappresentante “Le nozze di Cana” del 1563, custodito al Louvre, dirimpettaio alla Gioconda di Leonardo e proveniente dal refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

nozze_di_cana-thumb

Si tratta di un dipinto dalle proporzioni mastodontiche (666X990 cm) che rappresenta il famoso episodio evangelico delle nozze di Cana, quando Cristo e gli apostoli sono invitati ad un banchetto nuziale e viene a mancare il vino, così Gesù con un miracolo trasforma l’acqua in vino. Si nota già da questo dipinto l’estrema composizione teatrale propria del Veronese. La scena è divisa in due parti: la balconata superiore  che si apre su un bellissimo panorama fatto di antichi colonnati, e la parte inferiore dove si sta svolgendo la festa di nozze, con l’ospite d’onore, Cristo, posto al centro della bellissima e affollatissima tavolata. Davanti al tavolo ci sono dei suonatori e dei servi che riempiono le brocche da tavola con del vino. Veronese ci accompagna dentro la festa, quasi si sentono suonare gli archi dei musicisti e si sentono quelle che il pittore avrebbe chiamato “ciacole”, chiacchiere in veneziano. La presenza di Cristo sconvolge un po’ tutti e quelli che probabilmente non sono stati invitati, si assiepano sulla balconata e si arrampicano sulle colonne per vedere meglio. Inoltre, se non sapessimo che Paolo Veronese sia solo un pittore, potremmo benissimo immaginare che sia anche un architetto, data la finitura impeccabile della scenografia architettonica entro cui le figure si muovono; sono architetture miste tra l’antico e il contemporaneo al pittore.

Altro quadro altrettanto famoso è la “Cena a casa di Simone” del 1570 e conservato presso la pinacoteca di Brera di Milano, dove è stata portata a seguito delle spoliazioni napoleoniche del convento di San Sebastiano a Venezia.

veronese_paolo_-_feast_at_the_house_of_simon_-_1567-1570

Qui la situazione è un po’ diversa; si intuisce immediatamente come lo spazio di rappresentazione sia assolutamente privato, nonostante la grande quantità di commensali. La scena principale non è centrale, ma tutta spostata a sinistra dell’osservatore. Ancora una volta la tavola è prospettica, ma interrotta al centro da uno spaccato dal quale si intravede la porta del cortile. Lo spazio dove si svolge la scena, nonostante sia privato, è di una monumentalità senza pari, ancora una volta con queste bellissime architetture, che quasi riusciamo a toccare e a sentirne il liscio marmo o il gioco della scanalatura.

Ultimo dipinto è la grande tela della “Cena a casa di Levi” del 1573, conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia e prima, sempre nella città lagunare, presso i Domenicano di San Giovanni e Paolo.

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Qui l’ambiente è quello di una casa, o meglio di un palazzo con scalone trionfale a doppia rampa e loggiato al piano superiore, dove è stato allestito il banchetto. Al centro della scena torna il Cristo circondato dai suoi apostoli e da una serie infinita di altri personaggi. Quasi non si capisce cosa voglia effettivamente rappresentare questo dipinto, è una festa di carnevale con giullari, cani, servi e persone disinteressate all’ospite principale. Veronese apre la sua pittura sacra alla fantasia e alla libertà del teatro, con una scenografia meravigliosa di fondo e un sipario architettonico fantastico. Questo atteggiamento valse a Paolo Veronese una diffida da parte dell’Inquisizione, ma egli argutamente rispose: “Ai matti, e agli artisti, è concesso tutto”.

In tema col carnevale era immancabile presentare queste atmosfere festose, che solo il Veronese ci può riservare e parafrasando le sue parole, in questo periodo a tutti è concesso tutto: di essere un po’ matti e magari un po’ artisti.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

 

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