Col tempo

Alcune domande hanno da sempre travagliato la mente degli uomini di tutti i tempi, tra queste quella della vecchiaia, del perché si invecchia e cosa si realizza nella vecchiaia, se saggezza o semplice decadimento fisico. Questo tema sembra essere stato, nei primi anni del XVI secolo, molto caro a Giorgione, il quale nella sua produzione, sembra aver riservato un posto preminente alla trattazione del tema della senilità, o meglio dell’invecchiamento inteso come processo evolutivo del corpo e dello spirito.

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Il primo dipinto dei primissimi anni del ‘500 chiamato “Le tre età dell’uomo”  propone un gruppo di tre persone, viste fino al busto e stagliate, un po’alla fiamminga, su uno sfondo scuro; non esiste infatti il tipico paesaggio giorgionesco, sono i tre uomini il soggetto principale e unico del quadro. Questi tre personaggi rappresentano, come si desume dal titolo, tre diversi stati della crescita, non solo fisica, dell’uomo. Il processo di invecchiamento è pensato da Giorgione non solo come deterioramento fisico, ma presuppone un’importante analisi psicologica. Collante di tutto, come accade nelle opere ottocentesche ad esempio di Braque, è la musica, infatti, i personaggi si avvolgono attorno alla lettura di un foglio pentagrammato a cui sembra non partecipare l’uomo anziano, che con lo sguardo indaga la mente dell’osservatore.

Altro dipinto che sembra, a prescindere dal titolo che gli è stato conferito, indagare la crescita dell’uomo è “I tre filosofi” del 1506/08.

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Scelgo di non entrare nel merito dell’interpretazione delle tre figure su cui si sono spesi importanti lavori di eminenti studiosi (Settis ad esempi vede nei tre la raffigurazione dei Magi), ma mi baso solo sull’evidenza. Le tre figure sono ancora una volta, evidentemente, appartenenti alle tre fasce di sviluppo umano: giovane con la veste verde; adulto col turbante e vecchio barbuto. Questo dipinto propone anche una sperimentazione tecnica dell’artista sul ritratto: i tre personaggi sono infatti rappresentati, uno di profilo (giovane), un altro frontale (adulto) e l’altro ancora di 3/4 (vecchio).

Opera, a mio parere fondamentale, nell’analisi degli effetti del tempo e che offre da un suo particolare il titolo a questo articolo è “La vecchia”, ancora una volta di Giorgione, dipinta nel 1506 e oggi conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

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Probabile ritratto della madre del pittore, questo dipinto manifesta tutta la cruda realtà fisica e psicologica del processo inarrestabile dell’invecchiamento. Ancora una volta il fondo è scuro e la figura emerge da esso posta entro una balaustra visibile prospetticamente in primo piano. La stesura della pittura avviene senza disegno preparatorio e procede per campiture di colore, che però non dimenticano di ritrarre in modo realistico la fisionomia della vecchia: la pelle rugosa, la bocca sdentata e i capelli più radi e grigi. La svolta psicologica avviene con quel cartiglio che la vecchia tiene in mano, rivolto verso l’osservatore: Col tempo;  un monito da cui essere messi in guardia o una semplice constatazione della caducità della vita umana? La domanda posta è insidiosa e porta a una riflessione che esce fuori dalla psicologia del personaggio rappresentato e colpisce ognuno di noi nel profondo, ci scuote interiormente e sembra fermare per un momento il tempo che scorre attorno a noi.

Mi preme inserire a questo punto un dipinto particolarmente evocativo: si tratta del “Ritratto della madre in veste di profetessa” di Rembrandt del 1630.

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La trattazione del tema della vecchia raggiunge qui altissimi livelli; la pelle della donna rappresentata è solcata da tante di quelle rughe da sembrare quasi escoriata, le labbra sono chiuse verso l’interno per la mancanza di dentatura, ma nonostante i tratti di Rembrandt sembrino più crudi di quelli di Giorgione, qui la vecchia è gloriosa, è una profetessa, rappresenta l’esaltazione della saggezza, con quindi una maggiore attenzione al dato ideale della vecchiaia rispetto a quello fisico e psicologico, che sono comunque degnamente trattati.

Angelo Bartuccio

 

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