Breve commento a “La Tempesta”

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Nella famosa produzione di Giorgione da Castelfranco, pittore veneto operante a cavallo tra i secoli XV e XVI, “La tempesta” del 1502/03 conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, riveste un ruolo particolarmente dominante. Il dipinto è indubbiamente enigmatico, ma cercherò di farne un breve, anche se certamente non esaustivo, commento.

In riferimento a questo dipinto di Giorgione, mi trovo perfettamente d’accordo con la posizione di Flavio Cairoli che riferisce un dato tanto oggettivo, quanto passato spesso troppo sott’occhio: la presenza imperante della natura attorno ai personaggi; non c’è più infatti quel rigore architettonico mantegnesco degli anni precedenti, quella spinta dell’uomo a governare e controllare la natura, in Giorgione la natura è selvaggia e avvolge gli uomini che risultano quasi sperduti. La natura de “La tempesta” di Giorgione è, inoltre, una natura che si manifesta in modo violento con una tempesta, un temporale; la natura sembra ritornare a volere un posto preminente della rappresentazione artistica.

Nell’analisi di questo importante dipinto di Giorgione, ho trovato molto singolare la posizione espressa dal noto storico dell’arte e conduttore televisivo: Philippe Daverio. Egli durante una conferenza dal titolo “Venezia madre dell’arte” tenutasi pochi mesi fa al teatro Goldoni di Venezia, mise a confronto la nudità della donna in primo piano con la forza della tempesta sullo sfondo e finì in modo provocatorio, ma non di meno calibrato, a definire “La tempesta” di Giorgione la raffigurazione di un orgasmo. Avete capito bene! Infatti, l’orgasmo nelle culture orientali veniva paragonato al rombo di tuono durante una tempesta, è quindi probabile che insieme alle merci, nei mercati gestiti dai veneziani nel ‘500, arrivassero anche le idee di queste culture lontane e non è assurdo pensare ad una probabile influenza di questa, certamente non comune, simbologia di una tempesta.

Interessante è anche la città di sfondo, alcuni critici la vorrebbero ricondurre a Padova per due motivi fondamentali: lo stemma dei carraresi sulla porta e la chiesa del Carmine sullo sfondo.

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Lo stemma dei Carraresi, signori di Padova, consiste in una raffigurazione stilizzata di un carro rosso (foto sopra,  dipinto su una porta di Cittadella) che alcuni studiosi riconoscerebbero dipinto sul muro esterno della porta che si riconosce nel dipinto. Il dipinto avrebbe a che fare con Padova se si prende per buona l’ipotesi di Soragni che vede nella madre che allatta la figlia: Venezia, meno antica e ancora in fasce, allattata da Padova che però è stata denudata e privata dei suoi averi a seguito della conquista veneziana, che come sappiamo fu particolarmente violenta e operata da truppe mercenarie, che sarebbero qui rappresentate dall’uomo col bastone.

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Altro modo di riconoscere Padova è per molti studiosi la presenza di una chiesa con cupola che molti riconducono alla chiesa del Carmine del capoluogo euganeo. Secondo i miei recenti studi per la composizione della tesi di laurea, proprio su questa chiesa, è molto difficile che si possa trattare della chiesa del Carmine che nei primissimi anni del ‘500 era ancora incompiuta nella sua ricostruzione post 1491. Secondo le fonti a nostra disposizione non è possibile determinare la presenza effettiva della cupola nella chiesa del Carmine già ai primi anni del ‘500, ma si possono fare, a mio parere, solo ipotesi che mancano però di un riscontro effettivo. Per certo si sa solo che al 1497, anno della morte di Pierantonio da Modena, primo costruttore della cupola, quest’ultima non era ancora terminata e i lavori riprenderanno solo nel 1499, ma ben presto fu eseguito un cambio di progetto; quindi ritengo difficile affermare con certezza che la chiesa rappresentata corrisponda alla chiesa del Carmine di Padova, ma forse ad un’altra chiesa della città.

Non mi dilungo oltre sull’analisi di questo splendido dipinto sul quale ancora oggi il dibattito è aperto. Spero che questo breve commento sia stato di vostro interesse. Vi ricordo che potete trovare un approfondimento sulla chiesa del Carmine di Padova nel mio articolo “La ricerca della bellezza”, che trovate sempre su questo blog.

Angelo Bartuccio

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