Opere a confronto: Edipo e la Sfinge

Tra i tanti confronti che possono nascere spontanei durante l’analisi di un’opera d’arte, uno mi ha particolarmente colpito ed è il caso di “Edipo e la sfinge” di  Jean-Auguste- Dominique Ingres del 1808 e la fortuna artistica che ebbe sugli artisti successivi, soprattutto nel corso del ‘900.

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La storia di Edipo è molto complessa e ricca di episodi, uno tra questi quello della famosa Sfinge e dei suoi indovinelli. La Sfinge era un mostro per metà donna e per l’altra metà leone che funestava la città di Tebe. Re di questa città era Creonte, il quale stanco della presenza della Sfinge nella sua città, decide di dare in sposa la figlia Giocasta a colui il quale fosse riuscito a rispondere al terribile indovinello della Sfinge; se la ricompensa di riuscita sarebbe potuta risultare allettante, dall’altra parte tutti coloro che avevano tentato e non avevano saputo rispondere correttamente all’indovinello, erano stati divorati dal terribile mostro. L’indovinello della Sfinge era questo: “Quale è l’animale che di mattina cammina con quattro zampe, a mezzogiorno con due, e la sera con tre?”; Edipo rispose: “E’ l’uomo, che da bambino cammina gattonando; divenuto maturo cammina ritto su due piedi, e da vecchio per camminare deve servirsi di un bastone come sostegno”. La risposta era giusta e la Sfinge furibonda si gettò dalla rupe, liberando la città di Tebe la cui principessa, Giocasta, andò in sposa ad Edipo.

Il quadro di Ingres ci presenta tre personaggi principali: la Sfinge posta in un’insenatura rocciosa e ai cui piedi sono raccolte le tante ossa di chi non è riuscito a rispondere all’indovinello; Edipo, che in una posa estremamente accademica di studio di nudo, con gli occhi pieni di sfida, risponde al mostro; infine, un uomo atterrito dalla paura cerca di scappare verso la città di Tebe che si intravede sullo sfondo. Il quadro è ben riuscito, infatti, si apre col tema principale nell’angolo in alto a sinistra: la sfinge e si chiude col tema della paura e della città di Tebe, che offre la collocazione spaziale, nell’angolo in basso a destra. Quest’ultima precisazione è importante per guardare a una seconda versione di questo dipinto sempre di Ingres.

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Questo dipinto ci presenta personaggi del tutto identici nella posa e nelle fattezze, ma è come capovolto e sembra funzionare meno, non solo per la luce che è nel secondo dipinto molto meno lugubre e tetra del primo. Nel secondo quadro, l’apertura in alto a sinistra è informe, non offre alcuna informazione figurativa determinante; la chiusura in basso a destra è sulle ossa, un particolare nettamente minore rispetto al più tralasciato e meno messo in evidenza tema centrale di Edipo e la Sfinge.

Come dicevo all’inizio, questo è un quadro che ebbe particolare fortuna. Il primo artista, o meglio il primo che analizziamo, a farne una reinterpretazione fu Giorgio de Chirico nel 1968.

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Qui, la differenza compositiva è ben evidente anche se restano alcuni temi principali: la Sfinge, con una fisionomia più definita che in Ingres, posta sopra un parallelepipedo bianco e squadrato che contrasta fortemente con la grezza roccia di Ingres; Edipo, con la tipica posa rappresentato nell’atto di riflettere e non di rispondere; la città che non è più sullo sfondo, dove però rimane ancora il passaggio fra le montagne, ma si trova rappresentata sull’armatura di Edipo.

Altro artista contemporaneo che si ispirerà certamente ad Ingres per il suo “Edipo e la Sfinge” del 1983 è Francis Bacon, un pittore tornato particolarmente alla ribalta negli ultimi anni a seguito di importanti mostre sulla sua arte.

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Il quadro di Bacon è particolarmente dissacrante davanti al rigido classicismo accademico di Ingres. I personaggi ci sono ancora tutti, il focus, però, non è su di essi, ma sul piede fasciato di questo, passatemi la similitudine, “giocatore di rugby” che dovrebbe rappresentare Edipo. In quest’ultimo periodo ho imparato a non guardare mai con pregiudizio all’arte nuova e contemporanea, a capirla e ad analizzarla e vi assicuro che in molti casi, come questo nello specifico, essa potrebbe rivelarvi più sorprese di quanto lasci ad intendere. Il centro del dipinto è il piede fasciato del nostro giocatore, questo perché Bacon cerca di recuperare l’etimologia del nome greco di Edipo, Οἰδίπους (Oidipus), tale nome significa: “colui che ha i piedi gonfi”, da qui la particolarissima rappresentazione che Francis Bacon fa del suo Edipo. In fondo alla scena, una porta fa da passaggio tra le montagne, rappresentate da due pareti di un rosa molto acceso. Nell’oscurità del fondo, si intravede una sorta di spiritello le cui forme voluttuose e rossicce, sembrano riprendere la forma gonfia del mantello dell’uomo impaurito di Ingres.

Per ora finisco qui con questo articolo il cui titolo contiene i due punti, perché anche cambiando il tema mi riprometto di condividere altri approfondimenti del genere, trovandoli particolarmente interessanti.

Angelo Bartuccio

Riproduzione riservata

 

 

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