Lo scorcio prospettico

Questo articolo nasce da uno studio personale fatto di recente che riguarda l’analisi dello scorcio prospettico per la realizzazione del corpo umano in posizione supina. Ho considerato come, forse non primo, ma certamente più importante artefice di una composizione secondo questo modello: Andrea Mantegna nella realizzazione del suo “Cristo morto” del 1475/78 conservato oggi presso la Pinacoteca di Brera a Milano. Numerosi scrittori del passato, come Vasari (1568) e Lomazzo (1590), già, riconobbero al Mantegna la piena padronanza nell’uso dello scorcio prospettico.

originale-1480

Il dipinto rappresenta Cristo deposto su una rigida lastra di pietra, coperto da un telo bianco particolarmente reso a panneggio; a sinistra tre dolenti identificabili come la Vergine, San Giovanni e Maria Maddalena, di quest’ultima si intravede appena la bocca spalancata in un urlo; in fondo a destra un’ampolla per l’olio è evidenziata con un gioco di riflessi nella sua solidità cilindrica. Mantegna davanti al “Cristo Morto” è costretto a fare una scelta tra la prospettiva e la proporzione; finirà per scegliere la prima, facendo risultare, ad esempio, le gambe molto più corte del normale e naturale. Metodologicamente parlando, Andrea Mantegna sembra aver utilizzato, per la realizzazione del corpo di scorcio nel “Cristo morto”, il sistema della “proiezione parallela”, un metodo geometrico che permetteva, attraverso delle rette parallele, di rintracciare i punti salienti di una figura, da realizzarsi in scorcio, partendo dal profilo della stessa (vedi figura sotto). La sperimentazione sullo scorcio prospettico trova, per Mantegna, nel “Cristo morto” solo il suo punto di arrivo, infatti, il famoso pittore padovano aveva già sperimentato, prima di questo dipinto, la tecnica dell scorcio; ad esempio: nei putti del soffitto della “Camera degli sposi” a Mantova o nel “S. Cristoforo” della Cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova.

prosp

Il tema del “Cristo Morto” e il metodo esecutivo dello stesso, di scorcio, ebbero subito molto successo e iniziò ben presto una fervente attività pittorica emulativa da parte di molti artisti. Alcuni di questi cercarono di realizzare uno propria versione dello stesso tema, come Orazio Borgianni nel suo “Compianto sul Cristo morto” del 1615 o Annibale Carracci in “Cristo morto e strumenti della passione” del 1585. In quest’ultimo dipinto, Carracci cerca di aggiustare la resa proporzionale, prima mal riuscita al Mantegna e par far questo, flette il corpo del Cristo perché riesca a entrare nel dipinto con le sue dimensioni reali (vedi foto sotto).

A. Carracci.jpg

Altri pittori utilizzarono soltanto il modello, ma con un chiarissimo riferimento al “Cristo morto” del Mantegna, come il caso del “Ritrovamento del corpo di San Marco” del Tintoretto, datato 1566. In questo dipinto, infatti, il corpo del Santo, adagiato su un ricco tappeto, è visto in un bellissimo scorcio prospettico.

Altri artisti ancora hanno utilizzato il tema e il sistema compositivo per la creazione di opere di cui non si rintraccia, apparentemente nel contenuto, alcun nesso logico. Tra questi senza dubbio l’olandese Rembrandt il quale in “Lezione di anatomia del dottor Deyman”, tratta la realizzazione del corpo dissezionato con gli stessi criteri stilistici del “Cristo morto” di Mantegna.

rembrandt-deyman

La fortuna del tema mantegnesco e del suo metodo di realizzazione hanno superato i secoli con tantissimi artisti pronti a imitarlo. Anche dopo il 2000, alcuni artisti contemporanei hanno voluto ripercorrere le orme di Andrea Mantegna; tra questi mi sento di segnalare Renato Meleghetti che in un padiglione della Biennale d’arte di Venezia del 2011 offre al pubblico: “Sotto pelle”. Si tratta di un’immagine in bianco e nero dell’opera originale del Mantegna a cui è sovrapposta una lastra in plexiglass dove la stessa è riproposta come soggetta ad una radiografia. L’opera potrebbe apparire dissacratoria dell’originale, ma secondo me è una buona prova artistica e più che di dissacrazione mi trovo più propenso a parlare di trasformazione.

sotto pelle -meneghetti - 2011.jpg

Angelo Bartuccio

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