Merletto di pietra

In questo nuovo articolo ho scelto di parlare del Duomo della mia città di nascita: Enna. Esso si affaccia imponente e maestoso tra le case basse e i vicoli stretti che lo circondano. La sua torre campanaria, che è parte integrante della facciata, si innalza solida e robusta verso il cielo; meravigliosa anche la scalinata in pietra tufacea dalle forme sinuose. Esternamente il Duomo di Enna sembra voler nascondere in una pacata bellezza, la ricchezza che vi sta dentro. Pochissime sono, infatti, le decorazioni esterne che si limitano a qualche mascherone d’epoca barocca consumato dal tempo.

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La costruzione del Duomo di Enna sembra essere stata iniziata intorno al 1307, grazie alla volontà della regina Eleonora d’Aragona; il completamento, avvenuto in appena quattro anni, è infatti datato al 1311. Le forme originali del monumento erano certamente ben lontane dalle attuali tendenzialmente barocche, ma si trattava di modelli architettonici propri del gotico catalano. Poco è rimasto, ad oggi, dell’antico splendore gotico se non le bellissime volte a crociera a costoloni, che sono ora ricoperte da strati di stucco di epoche successive, sebbene se ne colga ancora l’aspetto originario. Niente o quasi si è conservato della fabbrica gotica de Duomo, soprattutto a causa di un incendio divampato nel 1446, che rase completamente al suolo l’edificio. Se la prima fabbrica era stata molto veloce, non lo sarà la seconda; infatti per la ricostruzione e la decorazione definitiva della collegiata si dovranno attendere i primi anni del XVIII secolo.

Ad oggi l’interno si presenta a tre navate terminanti ognuna in un abside, di cui la centrale è la maggiore. Il soffitto si presenta composto da sublimi cassettoni in noce d’epoca barocca che si presentano differenziati nella qualità esecutiva tra la navata principale, le laterali e il transetto. Le tre absidi, come si diceva, conservano sotto a un fitto strato di stucco barocco, le antiche forme gotiche; esse sono tutte differenziate tra loro: la prima abside, quella a sinistra con le spalle all’ingresso, è detta del Santissimo Sacramento e presenta una conformazione più consona alle antiche origini della chiesa; l’abside maggiore mostra una bellissima “Incoronazione della Vergine” in stucco circondata da cinque pale d’altare dipinte tra il 1609 e il 1612 da F. Paladini, probabile seguace siciliano della maniera di Caravaggio; la terza abside, quella di destra, è dedicata alla “Madonna della Visitazione”, patrona della città di Enna, la cui statua lignea è nascosta agli occhi dei fedeli, chiusa in una nicchia ricavata nel mezzo del bellissimo ricamo marmoreo e policromo che ha valso a questa cappella, anche, il nome di “Cappella dei marmi”. Al centro del transetto troneggia, in alto, uno splendido crocifisso dipinto su tavola della metà del XV secolo, il quale è dipinto su entrambe le parti: da una il Cristo come crocifisso, dall’altra come Risorto.

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Per quanto riguarda l’arte pittorico sono certamente degni di nota due artisti presenti come autori delle pale d’altare del Duomo di Enna. Il primo di questi è Guglielmo Borremans, fiammingo, che dipinge numerosi quadri per il Duomo di Enna tra il 1721 e il 1722. Le sue pitture sono sempre molto spettacolari e, come è tipico dei fiamminghi, svolte spesso all’interno; le forme sono molto slanciate e vi è una buona attenzione al dato naturale all’interno della composizione. Le sue opere in Duomo sono:

  • La Madonna del Pilar
  • Il sogno di Costantino
  • San Martino visita Valentiniano
  • Miracolo di S. Agata alla madre di S. Lucia
  • Battesimo di Cristo

L’altro importante artista è Vincenzo Ruggeri da Caltanissetta che dipinge per il Duomo di Enna, entro la prima metà del XVII secolo. Le sue pittura sono sempre molto affollate, ma scandite per piani prospettici evidenziati dalla luce. Ottimo è il coinvolgimento che il pittore sa operare dello spettatore. Le sue opere principali sono:

  • L’adorazione dei Magi
  • Dormitio Virginis
  • Serie di tele sui santi basiliani ennesi

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Per concludere è bene fare un appunto sulla splendida sacrestia, dove una luce brillante ci accoglie riflessa dalle bellissime ceramiche del pavimento le cui originali, conservate nella bordatura, risalgono alla metà del ‘600. L’ambiente della sacrestia è tagliato in due da una grossa porta in mandorlo che introduce alla meravigliosa cappella feriale, qui si è immediatamente attratti dallo splendido “Cascerizio”, una sorta di guardaroba, intagliato da artigiani locali, secondo i modelli del barocco siciliano. Sul soffitto una bella copia della “Trasfigurazione” di Raffaello eseguita dal pittore ennese Saverio Marchese.

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Vi auguro, quindi, una buona visita della mia città. Le sorprese non finiscono con questo splendido Duomo…curiosi di scoprire ancora?

 

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