La ricerca della bellezza

Non avrei saputo titolare in modo migliore questo articolo se non “La ricerca della bellezza”, per due valide ragioni: la prima è che la chiesa del Carmine di Padova, monumento di cui parleremo a breve, è frutto della mia ricerca per la tesi di laurea; la seconda ragione risiede nel fatto che si tratta di una chiesa lontana dai soliti itinerari turistici, ma che si rivela in tutta la sua meraviglia se la si sa ricercare tra le mille bellezze di Padova. Stavolta mi preme fare un discorso a tratti più tecnico, ma spero comunque di facile lettura e comprensione.

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La chiesa del Carmine di Padova è situata nella zona in passato chiamata: Borgo Molino. Tale “borgata” si trovava appena fuori dal cerchio delle più antiche mura della città ed era chiamata “molino”, a causa della presenza di numerosi mulini ad acqua, lungo il corso del fiume Bacchiglione che la separa dal resto della città.

La costruzione della chiesa risale ai primissimi anni del XIV secolo, ma la costruzione attuale è frutto di una combinazione di idee innovative e rinascimentali, che le diedero questo aspetto nella ricostruzione avvenuta in seguito di un crollo nel 1491. Le novità rinascimentali promosse nella chiesa del Carmine permettono di considerare questo importante, quanto poco conosciuto, monumento padovano, tra i primi edifici ad impianto rinascimentale dell’entroterra veneto.

Nella ricerca per la composizione della tesi di laurea è emerso come questa costruzione così moderna nel panorama veneto della fine del XV secolo, fosse in realtà già stata sperimentata da altri architetti italiani: Biagio Rossetti nella vicina Ferrara e Filippo Brunelleschi a Firenze. Il motivo architettonico che Lorenzo da Bologna, architetto principale della fabbrica del Carmine, trae principalmente dalle opere dei due capisaldi della storia dell’architettura rinascimentale italiana, sono le “cappelle estradossate”.

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Questo innovativo modulo architettonico era stato infatti sviluppato già nel progetto, purtroppo mai realizzato completamente, di Brunelleschi per la basilica di S. Spirito a Firenze dove il sistema di cappelle estradossate avrebbe dovuto circondare per intero l’edificio sacro del capoluogo toscano. Altra sperimentazione del medesimo metodo fu proposta, come si diceva, da Biagio Rossetti nella chiesa di San Benedetto a Ferrara; in questo caso è ben evidente, data l’effettiva realizzazione, il senso di questo modello e cioè quello di ritmare e voluminizzare le facciate laterali dell’edificio. Esperimento riuscito? Direi di si!

Lorenzo da Bologna non fu soltanto un bravo imitatore della pratica, ma racchiuse nella sua architettura, seppur con applicazioni minori e di basso profilo, tutte le teorizzazioni dell’architettura rinascimentale promosse da Leon Battista Alberti e dallo stesso Brunelleschi. Il Da Bologna realizza, infatti, anche la splendida sacrestia della chiesa del Carmine con un bell’ambiente quadrangolare e scarsella con decorazione a conchiglia; sembra ricordare le fiorentine: “Sacrestia vecchia di San Lorenzo” e “Cappella de’Pazzi” di mano del maestro Brunelleschi.

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Gli interni della chiesa si presentano particolarmente rimaneggiati soprattutto dalla presenza di affreschi dell’inizio del XX secolo. La volta della chiesa e la sua cupola rappresentarono sempre un problema per i vari architetti che vi hanno messo mano negli anni a causa dei continui crolli. Oggi la volta è sicura, non preoccupatevi a sbirciare dentro!

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A questo punto, fine ultimo di questo mio articolo è quello di rivalutare questo monumento e di dotarlo ai vostri occhi dell’importanza che merita, come dicevo, per essere annoverato tra le prime testimonianze d’architettura rinascimentale nell’entroterra veneto. Non mi resta che augurarvi buona ricerca e buona visita.

Per maggiori informazioni consiglio di visitare il sito della parrocchia del Carmine.

 

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